+39 349 4700295 katiusciaberretta@gmail.com
Tempo di lettura: 4 minuti

Partiamo da lontano

Il titolo di questo articolo vi sembrerà strano. Eppure credetemi, ha perfettamente senso. Poco tempo fa riflettevo su un libro di marketing che mi ha molto colpito, La Mucca Viola di Seth Godin, e un particolare esempio mi ha fatto pensare proprio alla Mindfulness.

Seth Godin ci offre un bel ragionamento lineare confrontando la senape con le salse piccanti. Soprattutto negli Stati Uniti, la senape è un prodotto molto diffuso. Lo troviamo su tutti i tavoli, in ogni locale, e se ci chiedessero chi sono i vari produttori probabilmente entreremmo in crisi. Certe salse piccanti invece sono pensate per veri estimatori. Ciascuna ha le sue caratteristiche peculiari adatte a chi ama specifiche combinazioni di sapori.

Senape vs salsa piccante

In diversi paesi da qualche decennio si è sviluppato un vero e proprio culto delle salse piccanti. Alcune persone le comprano quando vanno in viaggio, altre le acquistano sul web, ne parlano, scrivono feedback, si scambiano opinioni. Capita spesso di sentire qualcuno al ristorante chiedere di quella specifica salsa, con quel nome, fatta da quel produttore. Eppure i consumatori di salse piccanti sono numericamente inferiori (e di tanto!)  rispetto ai consumatori di senape.

Avete mai sentito qualcuno al ristorante chiedere al cameriere di portargli al tavolo una marca specifica di senape? Io giurerei di no. La senape è la senape, dicono i più. E se anche un piccolo produttore distribuisse una senape di grande qualità rispetto alla media, nessuno se ne accorgerebbe.

La mindfulness somiglia alla senape

A me sembra che la Mindfulness, almeno in Italia, sia diventata simile a ciò che la senape è da tempo  negli Stati Uniti. La troviamo ovunque, insegnata da chiunque. Moltissimi poveri avventori, troppi direi, non sono in grado di riconoscerne la qualità perché si affidano alla prima insegna che vedono con la scritta Qui si fa Mindfulness. Eppure ci sono differenze enormi tra gli istruttori, differenze di competenza, di esperienza e anche differenze di natura etica.

Sono felice se tutti i professionisti dei vari campi riescono a trovare una loro forma di espressione e si guadagnano un posto in questo complesso mercato, soprattutto se le loro intenzioni  non sono solo speculative, ma il fatto che la formazione  per insegnare la Mindfulness non sia obbligatoria rende questo terreno una sorta di Far West, con evidenti conseguenze sulla qualità. Molti tengono protocolli e addirittura corsi di formazione avendo letto qualche libro o avendo seguito qualche programma, o solo perché ritengono che la loro professione li abiliti automaticamente all’insegnamento della Mindfulness.

Il far west della mindfulness in Italia

La formazione per condurre protocolli di Mindfulness richiede anni di pratica, studio, partecipazione a programmi, supervisioni con professionisti riconosciuti, esami, certificazioni ufficiali. Parlando del protocollo più comune, l’MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction), in Italia solo cinque istruttori sono stati certificati dal Center for Mindfulness – University of Massachusetts Medical School, dove l’MBSR è nato da Jon Kabat-Zinn nel 1979.  Pochi altri si sono formati e certificati in altre università che hanno una lunga tradizione in questo campo. Parecchi invece  (qualche centinaio)  hanno seguito solo i corsi senza mai sottoporsi alle supervisioni né agli esami, ma nel curriculum scrivono genericamente di essersi formati con il Center for Mindfulness senza dire che sono istruttori in-training. Alcune persone  si sono formate in scuole italiane credibili, che hanno una lunga tradizione (ce ne sono poche, ma ci sono). Tutti gli altri, e garantisco che non sono pochi, insegnano  senza essersi formati affatto o avendo seguito un corso di qualche giorno.

In questi anni ho  incontrato fiumi di persone che hanno seguito degli MBSR completamente diversi, nella forma e nel contenuto, rispetto al vero MBSR. E hanno praticato tutto fuorché la Mindfulness, stando al racconto della loro esperienza.  E ciò deriva dal fatto che ciascuno di questi  insegnanti autocertificati ha trasmesso la sua idea (o più spesso il suo fraintendimento) della mindfulness a quei poveri malcapitati. E così facendo guadagna dei soldi, vanta la Mindfulness sulle sue locandine, si sbraccia nel cieco tentativo di imporsi sul mercato senza rendersi conto che su questo terreno non sa camminare, e rischia di far perdere credibilità anche al resto della sua offerta. E le conseguenze le pagano sempre i clienti.

Informare è necessario

Ho deciso di scrivere questo articolo non per aggredire certi ‘colleghi’; in fondo tutto questo teatrino va avanti da anni e devo dire che a me non ha mai arrecato alcun danno. Piuttosto mi ha involontariamente aiutato a rendere evidente la differenza. Oggi scrivo solo per i consumatori.  Se la senape va bene qualunque sia la marca perché il sapore e la funzionalità sono gli stessi in ogni ristorante, su ogni tavolo e in ogni panino, la mindfulness non è così. Cambia tantissimo a seconda del produttore,  cambia di ristorante in ristorante, di tavolo in tavolo  e di panino in panino.

Invito i consumatori di Mindfulness-senape a diventare invece appassionati di Mindfulness-salsa piccante. Alle persone che vi propongono corsi chiedete quale istituto li riconosce istruttori, che percorsi hanno fatto per insegnare i protocolli, quali supervisioni. Scegliete corsi di Mindfulness proposti da persone specifiche. Quelle persone probabilmente non vi verranno a cercare per vendervi il corso, non ne hanno bisogno. Siete voi che dovrete cercare loro. Fate come quelli che al ristorante chiedono la salsa piccante di quello specifico produttore. E se non c’è, aspettate, non vi accontentate. La differenza è enorme, potete esserne certi.

Di senape ne trovate a fiumi ovunque, mentre di quell’ottima salsa piccante vi bastano poche gocce per fare la differenza. Dovete sapere dove trovarla. Cercatela, e farete un  regalo a voi stessi.